Una riforma da Verificare di Antonietta Zaccaro

Un futuro non certo roseo attende i piccoli comuni italiani e in particolare quelli delle Presila, lo Stato, impegnato a tagliare sulle “spese superflue”, a far quadrare un bilancio che stenta ad arrivare al pareggio, ha deciso di mettere alla gogna i comuni che già da tempo avevano visto venir meno le entrate. Lo scorso aprile è diventata legge la cosiddetta “riforma Delrio”, che entrerà in vigore a partire dal gennaio 2015, che prevede l’abolizione di alcune province, tra le quali quella di Reggio Calabria che diventerà “città metropolitana”, il ridimensionamento e il riordinamento dei compiti delle altre. Le province, così come la Costituzione Italiana prevede, continueranno ad esistere e ad avere compiti pressoché immutati, cambieranno solamente il nome. Un restyling della forma, non della sostanza. Questo cambiamento di look interesserà anche la provincia di Cosenza, e quindi ci toccherà da vicino, e già in questi giorni ne stiamo vedendo, sulle nostre strade i suoi effetti. Proprio perché è qualcosa che ci interesserà in prima persona, cerchiamo di sfatare miti e leggende rispetto a cosa ci prospetta il futuro, analizzando, in maniera concreta, quello che la legge Delrio decreta. Partiamo dai compiti: le città metropolitane e le province già esistenti continueranno ad occuparsi di ciò di cui si occupavano prima , quindi strade, pianificazione del territorio, ambiente, trasporto e rete scolastica. D’altronde qualcuno dovrà pur continuare a regolamentare questi ambiti, con l’abolizione delle province non si possono certo radere al suolo gli edifici scolastici e cancellare dalle mappature le strade. Questo significa che tutti i dipendenti provinciali continueranno a mantenere il proprio lavoro e il proprio stipendio, ci potranno essere dei trasferimenti da un ente all’altro (ad esempio dalla provincia al comune), ma sostanzialmente ogni dipendente continuerà a percepire la stessa retribuzione. Allora, e la domanda sorge spontanea, cosa cambia veramente con l’abolizione delle province? Sostanzialmente cambierà il sistema con cui si eleggono le cariche che guidano oggi le nostre province, che non sarà più elettivo e non prevederà più una retribuzione, quindi sarà a titolo gratuito, fondamentalmente viene abolita la componente politica. Ma andiamo più a fondo nella questione: verranno “licenziati” così, in tutta Italia, 3.700 politici, tra presidenti, consiglieri ed assessori e si viene a creare un risparmio totale di 32 milioni di euro, un risparmio che va ad intaccare di poco il costo complessivo delle province (12 miliardi), ma, come già detto in precedenza, i servizi ai cittadini dei territori provinciali qualcuno li deve pur garantire e soprattutto pagare. Dunque i nuovi consiglieri provinciali, che svolgeranno il proprio servizio gratuitamente, verranno eletti non più dai cittadini, ma dai consiglieri comunali e la nuova assemblea provinciale sarà composta dagli stessi consiglieri comunali. Quindi i consiglieri comunali che eleggono altri consiglieri comunali che avranno il compito di amministrare, a titolo gratuito, il territorio provinciale. Il rovescio della medaglia, come volevasi dimostrare, c’è ed interessa i piccoli comuni che si vedranno aumentare i consiglieri da 6 a 10, con un aumento a livello nazionale di 24mila eletti (che verranno certamente pagati d meno rispetto ai politici provinciali). Un piccolo passo verso una nuova gestione della cosa pubblica che ci si aspettava da tempo, non ci resta altro che aspettare la messa in vigore concreta della nuova legge per vederne gli effetti sui nostri territori e sui nostri municipi. Ma la questioni più urgente è un’altra: che fine faranno i politici di mestiere ai quali lo Stato toglierà il privilegio di sedere sugli scranni provinciali? Non ci resta che attendere la resurrezione dell’araba fenice.