Unire il PD Spezzanese

Di fronte al Pd si aprono scenari imprevedibili. Dopo la batosta referendaria, seguita a quella delle amministrative, lo scontro interno diventa durissimo. Da una parte un Matteo Renzi ritornato in scena, apparentemente con toni più pacati, ma nella sostanza senza un minimo senso critico su quello che è avvenuto dopo i suoi mille giorni di governo, anzi, in concreto, tenendo in ostaggio il partito con la richiesta di elezioni brandendo il suo improbabile 40 per cento di SI: dall’altra la minoranza e un combattivo D’Alema che chiedono una riflessione politica preliminare, nella sede propria che è appunto il congresso del partito, sui gravi problemi del Paese che restano gravi e preoccupanti, soprattutto in Centro-Italia, tempestato da terremoto e nevicate, con centri rasi al suolo e popolazioni disperate. Quindi una situazione seria ed importante che dovrebbe attirare l’attenzione della politica e del governo. Noi restiamo convinti che un partito che vuole mantenere la sua caratteristica popolare deve affondare e rafforzare il suo radicamento sul territorio e che la cosiddetta base non deve svolgere il ruolo di spettatrice delle vicende nazionali o magari affidarsi alle decisioni dei piccoli capibastone che qua e la spuntano di tanto in tanto,. Né un partito può vivere e svilupparsi sotto un fragile ombrello di Municipio,. magari condizionato da piccoli “familisti amorali” come li definirebbe il famoso sociologo americano Banfield che in un paese del Sud ha svolto una importante ricerca. La situazione politica di un centro come Spezzano Sila non è trascurabile. E desta molto stupore che nessun esponente provinciale se ne curi. Diversamente da come avveniva nel vecchio e troppo dimenticato partito comunista della Prima Repubblica. Spezzano Sila ha una lunga tradizione politica ed ha sempre assunto un ruolo importante nella storia politica presilana e sarebbe davvero un grande peccato liquidarla, privilegiando interessi particolari (i quali, d’altra parte, è difficoltoso tenere sotto traccia) rispetto ad una rimotivazione delle ragioni dello stare insieme. I confronti, anche aspri e duri, non dovrebbero essere temuti da persone normali, salvo da chi, con spocchia, pensa di rappresentare il mondo. Una ritrovata unità dovrebbe interessare soprattutto chi svolge il ruolo di massimo esponente istituzionale, il quale deve sapersi liberare di zavorre e di condizionamenti che di interessi comunitari non hanno nulla e che esprimono solo rancori che si trascinano e si alimentano all’infinito. La vicenda amministrativa che Spezzano Sila ha vissuto lo scorso anno, con un Pd diviso in due parti contrapposte, apparentemente su motivazioni personalistiche, ma in effetti su divergenze politiche non di scarso rilievo, va rapidamente superata e risolta. Bisogna riportare all’interno il dibattito ed il confronto. A questo obiettivo avrebbe dovuto mirare una dirigenza provinciale e regionale accorta e attenta alle vicende del Pd in un comprensorio che non è tra i più trascurabili, ammesso che ce ne siano, della nostra regione. Forse si dimentica che la Presila ha espresso fior di dirigenti politici e sindacali che ne hanno segnato la storia. Questo accadeva quando la politica non era considerata un mercato, una distribuzione, o come accade spesso, una autoinvenzione di incarichi, tanto per darsi un tono che non si ha. La politica non è nemmeno “merda e sangue” come la definì il ministro Formica negli anni ottanta del secolo scorso. La politica è calore e passione perché fa parte della vita che si vive di giorno in giorno. In vero, e concludendo, ci saremmo aspettati che il segretario provinciale del Pd, che dovrebbe conoscere, da presilano, la Presila, potesse battere il colpo per far notare la sua presenza. Evidentemente, preferisce mantenere il Pd in questo stato di torpore, sonnolento, afono e invisibile.