Massimo D’Alema a Benevento avvia Consenso

Quello che occorre nella vita politica del paese è una svolta profonda. Di questa svolta vorremmo si rendesse protagonista il centrosinistra nel più possibile in tutto il suo insieme”. La svolta auspicata dal “leader maximo” ha uno scopo: “evitare che il malessere profondo del paese, il disagio sociale, la sfiducia nella politica trovi risposta nel populismo e nel Movimento 5 Stelle o in una destra, divisa, ma che si va organizzando e che sommata diventa forza consistente”. D’Alema non ha peli sulla lingua e non le manda a dire. “Delle molte sconfitte del PD, tra cui Roma e Torino con il M5S o in Friuli con la Lega nessuno mai si è preso la responsabilità. Non si combatte il populismo senza il popolo e la sfida del centrosinistra è riguadagnare consenso popolare non essere partito delle élite. A Roma siamo stati travolti nelle aree popolari e vittoriosi ai Parioli, tendenza confermata a Torino e poi con il referendum che assunto poi anche valenza di voto politico sul governo. Su tutto ció non è stata fatta un’analisi. Eppure, l’82% dei giovani votato no, a Bologna ad esempio si è prevalso nelle fasce di reddito medio alte, mentre il no ha vinto in quelle medio basse. Questo significa che quando le riforme colpiscono il lavoro o umiliano il mondo scuola è evidente che il centrosinistra si aliena i suoi elettori. Quando si fa dei sindacati un organo di intermezzo e si riduce la forza contrattuale si perde a Monfalcone”. L’ex Presidente del Consiglio si sposta poi ad analizzare le scelte ‘per il rilancio dell’economia’. “Quella di fondi alle imprese, della flessibilità nel lavoro per favorire i mercati: è una misura neoliberista seppur promulgata da centrosinistra. Le speranze – ha aggiunto – sono state largamente disattese”. E rincara: “la riforma costituzionale è stata fatta a colpi di maggioranza e tradiva elettori e PD, la legge elettorale con tre voti di fiducia. Eppure qualcuno disse che era incostituzionale ma venne additato come gufo”. Sui voucher: “per le attività saltuarie va bene ma se ne abusa. L’ azienda si deresponsabilizza e il lavoro viene precarizzato”. Sulla norma degli appalti: “studiata ad hoc per piccolo gruppo di grandi imprese a danno dei lavoratori”. Insomma D’Alema non nasconde che “i problemi da affrontare sono enormi”, poi getta uno sguardo oltralpe e oltre oceano ma anche in Medio Oriente, “avanzano xenofobia è razzismo, aumentano i conflitti”, prima di tornare a parlare del PD. “Avevamo un’idea altra della politica, popolare”. Sulle Primarie: “sappiamo che sono un meccanismo esposto ad ogni rischio di inquinamento, sono forme non di democrazia partecipativa – questo solo se c’è grande partito organizzato – ma di democrazia fittizia”. E guardando all’Europa: “vorrei un centrosinistra più presente” e parla di trattativa sul piano di stabilità. Tornando al tema “rottura” o “scissione” D’Alema è chiaro. “Quando è stato chiesto un congresso vero (a farlo Rossi, Emiliano, Speranza,ndr), era per aprire un discorso ampio, come previsto da statuto, che avrebbe anche consentito al Governo di fare nuova legge elettorale, dove siamo passati da iper-maggioritario a iper-proporzionale. Tempo che avrebbe consentito al Governo di rivedere anche il Jobs Act e la riforma della scuola. Il PD – aggiunge – ha perso per strada persone e iscritti e per fare un congresso utile c’è bisogno di fare un lavoro per richiamare queste persone”. D’Alema si sofferma anche ad analizzare altri aspetti e a chi pensa che Renzi potrebbe vincere dice, “Come quantità di voti il 41% è meno del 33% preso da Veltroni”. Poi parla delle elezioni di giugno dove andranno al voto 1500 comuni e chiosa, “fare congresso prima significa evitare di fare bilanci. Sarà un congresso cotto e mangiato: ad aprile sarà tutto finito”. A chi lo accusa replica: “non sono regista occulto, anche perché quando ho ritenuto che ci fosse qualcosa da fare o da dare voce al popolo della sinistra l’ho fatto. Non ho niente da contrattare niente da difendere Speranza, Emiliano, Rossi si sono messi insieme da soli, non li ho messi insieme io”. In ultimo, si sofferma a spiegare il perchè della nascita di “Consenso” e degli obiettivi: “ investimenti, per il rilancio del sud, per la ridistribuzione della ricchezza”. In ultimo ironizza. “Chi perde referendum statisticamente perde anche le elezioni, chi ha votato si ho i miei dubbi che indirizzerà il proprio voto”. E sul futuro. “Se il PD non è capace di una svolta bisognerà costruire altrove una nuova costituente. Non abbiamo voluto creare per questo un’associazione nazionale ma nulla ci impedisce che se a Benevento o in altre città esiste un gruppo di persone che si quotano, questo movimento partecipi alla battaglia per la riforma del centrosinistra. D’altronde, le primarie sono aperte”.